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Art. N°14 - 19/11/2013
di A.T.P.S.V.D

Usi e costumi - prima parte

Le Processioni
Tra le antiche tradizioni popolari delle popolazioni di questa valle sono da includere le processioni, che hanno sempre suscitato in tutto il territorio montano una intensa partecipazione popolare. Già nel passato il popolo cristiano dava luogo a imponenti processioni, talvolta accompagnate da indulgenze. Questo succedeva non solo nelle domeniche o nelle solennità contemplare dalla liturgia ma anche in occasioni inventate dall’uomo stesso per il desiderio di partecipare al culto.
Le processioni erano vissute con intensità dai fedeli e quanto erano più conosciute tanto erano più sontuose, prolungate, quasi esagerate. Tanto è vero che anche la Chiesa dopo il Concilio di Trento, aperto nel 1545 e chiuso nel 1563, prospettò di correggere queste manifestazioni religiose, ma il popolo contadino le portò avanti ancora per molti anni. Nella Diocesi di Novara , a cui apparteniamo, il vescovo Carlo Bascapè tra il 1593 e il 1615, attraverso editti e visite pastorali, e poi il vescovo Marc’Aurelio Balbis Bertone nel sinodo del 1778 presero posizione contro gli eccessi di alcune processioni, ma fu tutto quasi inutile data la riluttanza delle popolazioni, attaccate alle proprie tradizioni.
Tra le processioni più sentite dal popolo cristiano vi erano quelle delle rogazioni, fatte per la campagna ed allo scopo di propiziarsi Dio per ottenere buoni raccolti.
In questa uscita vogliamo portare a conoscenza, attraverso testimonianze, alcune di queste manifestazioni religiose della nostra valle ormai cadute disuso.

Processioni a Varzo nel 1901

La morte
In valle, quando moriva una persona, vi era l'usanza di recitare il S. Rosario, molto lungo, in casa del defunto: si recitavano 3 corone, quindi tutti i quindici misteri e tra una corona e l’ altra venivano offerti a tutti i presenti: pane, formaggio, vino e molte volte succedeva che questi spuntini diventassero vere e proprie baldorie. Il morto veniva vegliato tutta la notte.
Non si svolgevano mai i funerali di venerdì, presagio di altri lutti in famiglia.
La bara rudimentale fabbricata con quattro assi; veniva portata a spalle, appesa con delle corde a due paletti. Anticamente usavano una specie di barella il "carlecc", (carro letto). La salma veniva sepolta senza essere vestita e a volte cucita dentro il "lanzeul", un sudario di tela di mezza lana.
Se il defunto era scapolo, veniva portato dai coscritti; se donna, portata da donne.
Quando moriva una persona non sposata, ma anziana, la bara veniva ornata con fiori di tela fatti a mano. Se morivano un ragazzo o una ragazza, non ancora sposati, lungo il percorso del corteo funebre, venivano distribuiti confetti nuziali, in conseguenza del fatto che loro non avrebbero potuto farlo alle loro nozze. Quando moriva un bambino la bara veniva coperta da un drappo bianco ornata con fiori a nastri, quattro bambini o quattro bambine, con il vestito bianco a seconda che fossero maschio o femmina, portavano la bara.
Il percorso dalla casa al cimitero a volte era lungo e i portatori erano costretti a delle soste, in luoghi prestabiliti, ove vi erano delle lastre di sasso, qui veniva appoggiata la bara. L’ ultimo saluto veniva dato nella cappella del cimitero, ove tutti facevano il giro della bara, mentre i parenti rimanevano fermi a semicerchio. Quest’ ultima usanza sussiste tutt'oggi.
Inoltre, terminato il funerale i parenti e i vicini si riunivano in casa del defunto per consumare insieme il pasto, che era detto "spesa". Lo conferma il testamento di G.Savaglio, di Divedro, anno 1775: "E debbono essere fatti li detti suoi funerali ecclesiastici secondo l’ uso locale, ed anche con tutte quelle carità e spese domestiche secondo l’uso suddetto".
Erano ritenuti presagi di morte: il canto della civetta, vicino alle case; la talpa in prossimità di un muro; lo scavo nel terreno che richiamava la fossa eseguita nel cimitero.
Con queste usanze si nota quanto i Valdivedrini rispettassero i loro morti e quanto erano legati fra di loro.
Il tutto, forse era dovuto alla vita molto dura di quei tempi.

Preghiera della sera in dialetto:
Signor am consc jiü
sum mi sicur da turnè
a lvè su
ciam cumfessium, comuniun,
l’ öli sant, ul fiöl,
ul spirt sant.

Signore io mi corico giù
non sono sicuro di tornare
a levarmi
chiedo confessione, comunione,
l'olio santo, il figlio
lo spirito santo.

Notizie raccolte dal libro “Davanti al camino” di Walter Bendotti

La distribuzione del sale
Dopo il funerale veniva distribuita una scodella di sale ad ogni parente della famiglia, ai vicini di casa, a volte anche agli abitanti di altre frazioni attigue al defunto. La distribuzione veniva eseguita casa per casa e per trasportare il sale si usava un asino. Due parenti del defunto avevano l' incarico di comperare il sale per poi distribuirlo, ed infine di pagare la funzione religiosa.
Ogni scodella poteva contenere circa un Kg di sale, e nel momento in cui ogni famiglia lo usava ricordava il defunto con una preghiera.
Questa usanza risale a tempi antichissimi, i possidenti lo disponevano per volontà testamentaria, ma in mancanza di ciò vi provvedevano i famigliari del defunto. In un testamento del 19 luglio 1886 del sig. Gatti Giorgio Giuseppe fu Lorenzo , domiciliato in frazione Durogna si dice:
"Mi sarà celebrato un funerale all'usanza del paese colla distribuzione di due quintali di sale nei soliti modi e forme".
In un altro testamento del 1825 di Storno Domenica fu Pietro residente a Riva si dispone la distribuzione, oltre a sei some di grano ai poveri, di mille libbre di sale (circa 300 Kg). I poveri mandavano i loro figli al funerale per ottenere del sale, traendone così un grande vantaggio economico.
Il sale dei morti era una cosa sacra e pregiata, apprezzata da tutti, aveva lo scopo di ricordare le anime dei defunti, veniva conservato con cura, e si diceva avesse delle virtù terapeutiche per debellare le malattie. Con la donazione del sale si intendeva in qualche modo pagare un debito verso la comunità, siccome tutti abbiamo un debito verso gli altri.
Contributo Biselli Luciana - Gatti Eleonora

I funerali
Il rito del funerale si presta particolarmente bene all'indagine storica perché è allo stesso tempo un momento pubblico e particolarmente sentito della vita di ogni cittadino. Il suo svolgimento non è mai stato lasciato al caso, ma curato attentamente in gesti, rappresentazioni, e parole di cui in tanti casi ci è rimasta memoria attraverso rituali, commemorazioni, quadri, cappelle e recentemente anche fotografie e filmati.
Innanzitutto ai moribondi veniva portato il "viatico"*. Il sacerdote , accompagnato da un chierichetto che suonava una campanella, si recava dal morente portando il Santissimo sotto il classico ombrellone, ancora conservato in qualche frazione.
*( Nell'antica Roma, quanto (provviste e indumenti) era necessario per il viaggio. Sotto l’aspetto religioso, già nel XIV secolo i sacramenti amministrati ai moribondi.)
Fino all'incirca 35 anni fa il rosario veniva recitato prevalentemente in casa del defunto. Elenchiamo qui di seguito le varie tipologie di funerali un tempo in uso.

Funerale povero: indirizzato agli anziani della casa di riposo con scarse possibilità economiche. La bara era costruita con assi di legno inchiodate e veniva avvolta con una coperta al fine di nasconderle.
Funerale consueto: con due sacerdoti, tre confraternite maschili, consorelle e servizio di chierichetti. Indirizzato al popolo comune.
Funerale semi-solenne: con due sacerdoti, tutte le confraternite, piviale, cera nuova alle confraternite, al catafalco e all'altare maggiore.Indirizzato alle persone con minori disponibilità economiche.
Funerale solenne: con tre sacerdoti parati, quattro confraternite, cera nuova alle confraternite, a tutti gli altari e al catafalco. (nota in un documento parrocchiale del 1918: per l’ora tarda versare £ 4 al celebrante - per il giro verso l’ospedale £ 5 al parroco , £ 5 al coadiutore e £ 2 al sacrista oltre il diritto parrocchiale). [una lira del 1918 equivale a circa 1,5 euro odierni] Indirizzato alle persone con maggiore disponibilità economiche.
Funerale solennissimo: particolarità di questo funerale è che si va a levare il cadavere in casa con tre sacerdoti parati, anche lontano – cera nuova come nel solenne – catafalco grandioso (nota del sopracitato documento : £ 10 in più per ogni sacerdote per la levata del cadavere se trovasi lontano dal centro del paese). Indirizzato ai ricchi ed il rito veniva officiato alle 10,30 del mattino per permettere l’arrivo del terzo sacerdote che giungeva da un'altra parrocchia. A questo funerale, se richiesto partecipavano pure i bambini dell’asilo con una divisa appositamente confezionata composta di una mantella di colore azzurro e di un basco. Questi funerali sono stati celebrati fino ai primi anni 60, quando il Concilio li sospese per instaurare un rito uguale per tutti.
I funerali avevano lo stesso protocollo odierno, il sacerdote raggiungeva l’abitazione del defunto e da qui partiva il corteo, prima i fiori, poi il sacerdote ed i chierichetti, quindi la bara portata sulle spalle affiancata dai coscritti o amici, i parenti più stretti, le associazioni a cui il defunto apparteneva o, in passato, le confraternite ed infine il popolo rigorosamente in fila per due, con precedenza o agli uomini o alle donne in base al sesso del defunto.
Finita la funzione in chiesa, il corteo funebre si incammina verso il cimitero, la bara viene portata nella cappella accompagnata dai soli parenti e dopo la benedizione esce il sacerdote per far posto all’entrata in fila per uno di tutti i partecipanti alla funzione che, girando intorno alla bara portano l’ultimo saluto al defunto prima della sepoltura.

Funerale d'altri tempi

Contributo di Pletti Giancarlo e Maria – Cimavilla Annarita – Fava Beda Roberto – Archivio parrocchiale di Varzo.